Oltre la musica, oltre le parole: ascoltare davvero per cambiare rotta

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Oltre la musica, oltre le parole: ascoltare davvero per cambiare rotta

Ci sono giorni in cui le parole sembrano non bastare più. Giorni in cui la cronaca ci travolge con il peso dell’ennesima vita spezzata, dell’ennesimo femminicidio che risuona nei telegiornali come una tragica, inaccettabile routine.

Eppure, proprio in questi giorni, la speranza cerca nuove strade per farsi strada. È successo tra le aule e i viali della Facoltà La Sapienza di Roma, dove l’associazione Una, nessuna, centomila ha promosso un incontro straordinario, riunendo attorno a uno stesso tavolo i Centri Antiviolenza di tutta Italia. Un momento di confronto vero, nato per ascoltarsi, guardarsi negli occhi e fare rete contro quella che è a tutti gli effetti un’emergenza sociale e culturale.

La musica come specchio e corazza

In prima linea, con la passione e la determinazione di sempre, c’è un cast d’eccezione capitanato da Fiorella Mannoia. Da anni, Fiorella e tante altre artiste mettono la propria voce a servizio di storie che appartengono a tutte noi.

Brani diventati inni di resistenza, di fragilità e di immensa dignità:

  • Quello che le donne non dicono e Combattente, che raccontano la forza silenziosa e l’ostinazione di rialzarsi.
  • Sally, con la sua poesia ricca di cicatrici e perdono.
  • Mariposa e Imparare ad essere una donna, inni di libertà, di affermazione e di riscoperta identitaria.
  • Donna, un brano viscerale donato alla voce indimenticabile di Mia Martini.

Accanto a lei, tante colleghe hanno trasformato la musica in un grido d’allarme, dando corpo a quell’universo di emozioni, paure e desideri che troppo spesso la società preferisce ignorare.

Quando il messaggio si scontra con il silenzio

Ma di fronte all’ennesimo nome sulla lista della violenza, sorge spontanea una domanda che brucia dentro: perché tutto questo sembra non bastare? Com’è possibile che la bellezza di queste canzoni, la forza di queste parole e l’impegno di chi ogni giorno lavora nei centri d’ascolto si scontrino ancora contro il muro dell’indifferenza?

La verità è che ascoltare una canzone non basta se non ne lasciamo penetrare il senso fino in fondo. Non basta far risuonare una melodia se non permettiamo a quelle parole di mettere in discussione chi siamo e come viviamo le nostre relazioni.

Non abbiamo bisogno dell’ennesima campagna di informazione astratta. Abbiamo bisogno di un risveglio delle coscienze.

Cacciare il mostro che ci portiamo dentro

Cambiare rotta significa fare la scelta più difficile: smettere di guardare al problema come a qualcosa che riguarda sempre “gli altri”. La violenza non nasce dal nulla; germoglia nel possesso, nel controllo, nel silenzio complice, nel pregiudizio sottile, nella mancanza di rispetto quotidiana.

È ora di guardarci davvero negli occhi. Di avere la forza di guardare dentro noi stessi per riconoscere e sradicare quel mostro sottile che la cultura patriarcale ha insinuato nelle nostre vite: la pretesa di decidere per l’altro, l’incapacità di accettare un no, la fragilità trasformata in prevaricazione.

L’incontro a La Sapienza ci ricorda che i centri antiviolenza sono presidi fondamentali di salvezza, ma la prima rivoluzione deve avvenire nel nostro cuore. Permettiamo a queste canzoni di non essere solo sottofondi musicali, ma specchi in cui rifletterci. Impariamo di nuovo l’empatia, la cura e il rispetto profondo per la vita altrui.

Solo così potremo fare in modo che la prossima volta, aprendo il telegiornale, si possa finalmente parlare di un mondo che ha imparato ad amare senza distruggere.